Il giorno dopo l’apertura della stagione di riscaldamento abbiamo controllato due centrali termiche condominiali a Venezia. Stessa architettura: due moduli a condensazione che lavorano in coppia. Alla fine contavano meno i singoli valori e più il fatto che tornassero tra loro.

Lo racconto con il metodo di sempre: osservare, misurare, valutare, decidere. La versione per chi amministra un condominio è su ErgonSì; qui resto sulle misure.

01 · Osservare: prima di aprire

Una centrale si legge prima di toccarla: il locale, i cartelli, le etichette. Sono la parte dell’impianto che parla anche quando chi entra non sa niente, magari di sera, con un guasto in corso.

Nella seconda centrale l’etichetta del cartello dell’impianto si era rovinata e staccata, e non si leggeva più. Un dettaglio piccolo, ma è proprio il tipo di informazione che a chi arriva dopo di noi non deve costare un’ora di ricerca. L’etichetta si rifà: è nella lista di ciò che resta da chiudere.

02 · Misurare: quattro prove, una per domanda

Il gas perde?

La prova di tenuta dell’impianto gas si esegue secondo la UNI 11137-1: si porta in pressione il tratto da provare e si guarda se la pressione tiene. Lo strumento restituisce la perdita in dm³/h, riferita al volume provato.

Display dello strumento per la prova di tenuta gas nella prima centrale: pressione 2420 Pa, ispezione visiva OK
Prima centrale: pressione di prova 2420 Pa, ispezione visiva OK.
Display dello strumento per la prova di tenuta gas nella seconda centrale: pressione 2320 Pa, perdita 0,01 dm³/h, ispezione visiva OK
Seconda centrale: pressione di prova 2320 Pa, perdita 0,01 dm³/h.
Prima centraleSeconda centrale
Pressione di prova2420 Pa2320 Pa
Perdita−0,03 dm³/h0,01 dm³/h
Volume provato8,05 dm³5,41 dm³
Ispezione visivaOKOK

Due cose da leggere bene. Il segno meno della prima centrale non è un errore: nel tempo della prova la pressione non è scesa, e lo strumento lo mostra come valore leggermente negativo. E il volume conta: a parità di perdita, un tratto piccolo mostra un calo di pressione più rapido di uno grande, quindi il numero va sempre letto insieme al volume.

Il vaso di espansione è carico giusto?

Il vaso assorbe la dilatazione dell’acqua quando si scalda. La precarica si controlla sul lato aria, e deve essere coerente con la pressione statica dell’impianto, cioè con l’altezza dell’edificio e la pressione di carico. Nella prima centrale i due vasi erano a 1,5 bar. Nella seconda ne abbiamo trovati tre, tutti sopra 1,5 bar, e li abbiamo lasciati a 1,8. Il numero giusto non si ricava dal numero: si ricava dall’impianto, e va scritto con quello trovato.

Quanto ha lavorato?

Il display di un modulo della prima centrale segna oltre 32.000 ore di funzionamento. Non è un’età, è un carico accumulato: serve per dare il giusto peso a tutti gli altri valori, e si scrive anche questo.

Com’è la combustione, modulo per modulo?

Due moduli significano due scarichi fumi e due combustioni, ciascuna con la sua analisi. Valori rilevati il 16 ottobre con l’analizzatore Seitron Chemist 502:

Prima, mod. 1Prima, mod. 2Seconda, mod. 1Seconda, mod. 2
T fumi26,0 °C37,1 °C42,1 °C44,2 °C
O₂4,1 %3,0 %5,5 %4,8 %
CO₂9,4 %10,0 %8,6 %9,0 %
CO129 ppm173 ppm36 ppm41 ppm
CO corretto (3 % O₂)137 ppm173 ppm42 ppm46 ppm
Eccesso d’aria λ1,241,161,351,29
Rendimento di combustione99,8 %99,3 %98,9 %98,9 %
Tiraggio0,3 Pa0,1 Pa0,2 Pa0,1 Pa

03 · Valutare: far tornare i conti

Un analizzatore misura direttamente poche grandezze. Le altre le calcola. Questo permette un controllo che costa un minuto: ricalcolare a mano e vedere se il display dice la stessa cosa.

01

Dall’ossigeno si ricavano l’eccesso d’aria, λ = 21 / (21 − O₂), e l’anidride carbonica, CO₂ = CO₂max × (1 − O₂/21), con CO₂max circa 11,7 % per il gas naturale. Il CO corretto al 3 % di ossigeno è CO × (21 − 3) / (21 − O₂).

Per il primo modulo della prima centrale, con O₂ al 4,1 %: λ = 21 / 16,9 = 1,24; CO₂ = 11,7 × (1 − 4,1/21) ≈ 9,4 %; CO corretto = 129 × 18 / 16,9 ≈ 137 ppm. Sono i valori del display. Rifatto sugli altri tre moduli, il risultato è lo stesso, entro l’ultima cifra.

Non prova che la combustione sia ottima, ma che le misure siano coerenti: l’ossigeno letto non contraddice la CO₂, il CO corretto non contraddice il CO. Se uno dei conti non tornasse, il primo sospetto non sarebbe l’impianto ma la misura: sonda non a fondo, presa di fumi non a tenuta, strumento da controllare.

Cosa i numeri non dicono. Il rendimento di combustione, 98,9–99,8 %, descrive l’istante della prova: non è il rendimento stagionale e, da solo, non dice nulla sul consumo. La temperatura dei fumi dipende, in una caldaia a condensazione, da quella dell’acqua di ritorno: tra 26 e 44 °C la differenza tra moduli è grande, ma la temperatura di ritorno al momento della prova non è stata registrata, quindi non posso attribuirla a nient’altro. È il dato che ci manca per leggerla, e dall’anno prossimo lo scriviamo accanto agli altri.

Quanto al CO, le due centrali hanno valori diversi, 129–173 ppm nella prima e 36–41 ppm nella seconda. Non li commento una volta sola: li archivio, perché il loro valore sta nel confronto con le misure dell’anno scorso, se le abbiamo, e con quelle dell’anno prossimo.

Interno dello scambiatore di un modulo a condensazione visto dal lato fumi, con depositi chiari e macchie scure sulle spire
Scambiatore di un modulo della seconda centrale, lato fumi, a modulo aperto.

Poi si apre. Nella seconda centrale abbiamo aperto un modulo e guardato lo scambiatore dal lato fumi: depositi chiari e macchie scure sulle spire, che dall’esterno non si vedono. Abbiamo aspirato i due bruciatori e il primario, controllato i sifoni (puliti) e verificato il trattamento della condensa allo scarico. Come si ragiona su aspirare, sciogliere o lavare a vapore lo racconto in un altro appunto.

04 · Decidere: cosa si scrive

L’impianto è a posto, in entrambe le centrali. Resta da rifare l’etichetta del cartello nella seconda e da completare, per entrambe, rapporto di controllo e libretto d’impianto. Un intervento non è chiuso finché le prove non sono scritte: prova di tenuta con volume e perdita, precarica dei vasi trovata e lasciata, ore di funzionamento, analisi di combustione per modulo, e le grandezze che mancano per leggerle, come la temperatura di ritorno.

Cosa porto via da questo tema

  1. Il volume va letto insieme alla perdita: un numero di tenuta senza volume dice poco.
  2. Un’analisi per modulo, non per centrale.
  3. I conti si fanno tornare: λ, CO₂ e CO corretto si ricalcolano dall’ossigeno.
  4. Un rendimento istantaneo non è un rendimento stagionale.
  5. Dire cosa manca fa parte del metodo: senza la temperatura di ritorno, la temperatura dei fumi resta senza spiegazione.

IN SINTESI

Un numero si legge.
Due numeri che tornano si credono.

Le misure valgono quando sono scritte, complete e confrontabili nel tempo. Il resto è memoria di chi era presente.

La versione per condomìni e amministratori è pubblicata da ErgonSì: Centrale termica: la manutenzione si fa con le misure. Misure del 16 ottobre 2026 su due centrali termiche condominiali a Venezia, rilevate con analizzatore Seitron Chemist 502; prova di tenuta secondo UNI 11137-1. I valori non sostituiscono il rapporto di controllo completo. Formule: relazioni standard della combustione del gas naturale.